Agosto
2008 • Volume XII, n. 4
Cristo
edificherà la Sua Chiesa (1)
Rev.
Angus Stewart
Matteo
16 è uno dei più famosi passaggi nell’intera Bibbia. In esso abbiamo
la grande confessione di Pietro: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente” (16), e la grande promessa di Cristo: “Io edificherò la
mia chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa”
(18). Qui abbiamo anche una controversia con Roma, la quale identifica
la persona di Pietro con la pietra su cui la chiesa è costruita. Quindi,
reclamando che il papa è il vero successore di Pietro, essi argomentano
per il primato papale (che egli è il vicario e rappresentante di Cristo),
per l’autorità papale (che egli maneggia le due spade di chiesa e
stato) e l’infallibilità papale (che non può errare quando parla ex
cathedra in materia di fede e morale). Siccome reclamano che Cristo
ha promesso di edificare la chiesa di Roma con il papa a suo capo,
allora ognuno (tu incluso!) dovrebbe unirsi alla chiesa Romana.
In
Matteo 16, Gesù ed i Suoi discepoli entrano nella regione di Filippi di
Cesarea (13). Egli pone una breve domanda: “Chi gli uomini dicono che
io il Figlio dell’uomo sia?” (13). I discepoli replicano che non
tutti concordano su questo. Alcuni credono che Egli è Giovanni il
Battista risuscitato dai morti (come pensava Erode, 14:2). Altri dicono
che Egli è Elia (interpretando in maniera errata Malachia 4:5) o
Geremia o uno dei profeti. Tutte queste vedute sono errate. Inoltre, i
Farisei reclamavano che Gesù era potenziato da Belzebù (Matteo 12:24),
ma ai discepoli non fu chiesto cosa pensassero questi falsi insegnanti.
Allora
Gesù pose ai dodici una domanda più personale e penetrante: “Ma chi
dite voi che io sia?” (16:15). Simon Pietro rispose per se
stesso e per i suoi compagni: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio
vivente” (16). Questa è una sorprendente confessione da vari punti di
vista. Primo, vi è il contenuto della confessione. Considerate i titoli
che Pietro ascrive a Gesù: “il Cristo” e “il Figlio del Dio
vivente” (16)! Secondo, vi è il momento in cui questa confessione è
fatta. Pietro qui sta parlando durante i giorni dell’umiliazione di
Cristo e prima della Sua risurrezione, ascensione e spargimento dello
Spirito Santo, e quando, come il verso 14 rende chiaro, moltissime
persone Lo fraintesero peccaminosamente. Tuttavia Pietro confessa: “Tu
sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (16)! Terzo, vi è
l’origine di questa confessione. Pietro era un mero uomo, il figlio di
Giona, e la vera identità di Gesù poteva essere afferrata soltanto per
grazia divina: “Beato sei tu, Simone Bar-Giona, perché carne e sangue
non te lo ha rivelato, ma il Padre mio che è in cielo” (17). In altre
parole, Pietro capì chi era Gesù soltanto per una luce divina e
spirituale (come disse una volta Jonathan Edwards). Attraverso gli
insegnamenti e miracoli di Gesù, il Padre illuminò sovranamente ed
efficacemente il cuore di Pietro mediante lo Spirito Santo. Beato è
Pietro per essere scelto ad avere una tale meravigliosa conoscenza,
quando molti rimangono nell’oscurità! Quarto, questa confessione è
anche degna di nota a motivo della sua locazione: Filippi di Cesarea.
Questa città era nominata col nome di Cesare Augusto (un imperatore
romano) e Filippo (il tetrarca). Essa era situata a nord della Galilea
in terre Gentili. Questa grande confessione operata da Dio a riguardo di
chi fosse Gesù si sarebbe più tardi diffusa dai Giudei ai Gentili,
attraverso tutto l’impero romano e in tutto il mondo, inclusi noi!
Cristo
pronuncia queste meravigliose parole: “tu sei Pietro, e su questa
pietra edificherò la mia chiesa, e le porte dell’inferno non
prevarranno contro di essa” (18). Contrariamente a Roma, la pietra su
cui Cristo edifica la Sua chiesa non è la persona di Pietro. Roma
dovrebbe provare che Pietro fu a Roma, che l’apostolo fu un vescovo a
Roma (anche se la Bibbia non conosce tale ufficio di vescovo per come
compreso da Roma, e l’ufficio di apostolo include un ministero
itinerante), che Pietro ordinò un successore come vescovo a Roma,
dandogli autorità papale, e che questa successione è stata mantenuta
ininterrotta per 2000 anni (nonostante gli scismi papali che coinvolsero
due o tre rivali che pretendevano la sede di Roma allo stesso tempo).
Anche se tutte queste cose potessero essere provate (ma non possono
essere provate) Roma dovrebbe ancora provare che la dottrina papale è
scritturale: il libero arbitrio dell’uomo, il merito umano, la
giustificazione per fede ed opere, l’espiazione universale inefficace,
la transustanziazione, l’adorazione degli idoli, la Mariolatria, il
purgatorio, e tutto il resto delle sue “eresie di perdizione” (II
Pietro 2:1).
Si
pensi anche all’idea della “pietra” su cui Cristo edifica la Sua
chiesa. Una pietra su cui si erige un edificio è la sua fondazione. La
fondazione determina la forma e la forza dell’edificio. Ora
considerate un edificio che ha come sua fondazione: un uomo, un uomo
peccaminoso, uomini eretici (come i papi), mostri di empietà (come
molti dei papi sono, anche secondo storici e teologi Cattolici-Romani).
Una tale fondazione significa che la chiesa che è edificata su di essa
è accentrata sull’uomo. E così Roma insegna la salvezza mediante il
libero arbitrio dell’uomo, il merito dell’uomo, l’uomo che ottiene
indulgenze e le sofferenze temporali dell’uomo nei fuochi del
purgatorio. Il Cattolicesimo Romano insegna a prostrarsi davanti ad
idoli fatti dall’uomo, specialmente la vergine Maria (che è descritta
come una dea, essendo concepita immacolata dal peccato e assunta
corporalmente in cielo), come anche l’adorazione di un uomo, il papa (perché
gli è dato più che un onore meramente umano). Anche la messa è del
tutto accentrata sull’uomo: un mero uomo fa diventare del pane Cristo
(transustanziazione) ed un uomo caduto offre Cristo come un sacrificio
senza sangue per i peccati dei vivi e dei morti. Vi è anche la
tradizione umana di Roma e la sua gerarchia creata dall’uomo, con il
papa a capo della chiesa come il “Santo Padre” e il “Vicario di
Cristo.”

Ghiottoneria
Prof.
Herman Hanko
Se
da un lato il lettore non cita un testo specifico, egli chiede: “Perchè
la chiesa sembra virtualmente silente nella predicazione ed insegnamento
sul soggetto della ghiottoneria? Ho sentito dire che nel passato la
chiesa predicava su di essa mentre oggi noi la pratichiamo!”
La
Scrittura menziona il peccato di ghiottoneria più di una volta, anche
se non frequentemente. In Deuteronomio 21:20 ai padri di Israele è
comandato di portare un figlio ribelle e testardo agli anziani e dire
loro: “Questo nostro figlio è testardo e ribelle, non vuole ubbidire
alla nostra voce, egli è un ghiotto ed un ubriacone.” Questo
comandamento di portare un figlio ribelle agli anziani è ancora
vincolante! In Proverbi 23:20-21 Salomone ammonisce il popolo di Dio:
“Non siate bevitori di vino, tra i riottosi mangiatori di carne, perché
gli ubriaconi ed i ghiotti giungeranno a povertà, e l’assopimento
vestirà un uomo di stracci.” I Giudei consideravano la ghiottoneria
come un peccato serio, perché essi accusarono il nostro Signore di
essere “un ghiotto ed un bevitore di vino” (Matteo 11:19; Luca
7:34). Anche se la ghiottoneria non è menzionata per nome in Proverbi
23:1-3 l’ammonizione è importante: “Quando siedi a mangiare con un
governatore, considera diligentemente cosa ti è davanti, e poni un
coltello alla tua gola, se sei un uomo dato all’appetito. Non esser
desideroso delle sue leccornie, perché esse sono carne d’inganno.”
E non farebbe male leggere anche i versi 4-8.
Il
lettore assume nella sua domanda che la ghiottoneria è un peccato, ma
chiede specificamente perchè i ministri non predicano mai su di essa.
Non conosco la risposta, ve ne potrebbero essere molte: il ministro
stesso mangia troppo; quando un ministro condanna la ghiottoneria dal
pulpito il popolo saluta una tale ammonizione con ilarità (come una
volta mi è accaduto); troppi nella congregazione sono ghiotti ed il
ministro non vuole offendere; la ghiottoneria è generalmente
considerata un peccato generalmente insignificante, non degno della
nostra attenzione.
Una
ragione, tuttavia, per cui i ministri raramente, se mai, predicano su
questo peccato, può essere che la ghiottoneria è difficile da definire.
Sospetto che un uomo magro che mangia tutto ciò che vuole e non mette
mai su un chilo definirà la ghiottoneria in un modo un po’ differente
da una persona che mangia risparmiandosi e tuttavia vede che ogni cosa
che mangia si trasforma in grasso.
Un
uomo che mangia voracemente e non mette mai su peso può essere
colpevole del peccato di ghiottoneria, mentre una persona in sovrappeso
no. Non tutte le persone obese sono ghiotte, e non tutte quelle magre
sono libere da questo peccato. Gli anziani nella chiesa non scoprono chi
è ghiotto entrando in ogni casa e pesando i membri della famiglia su
una bilancia che portano con loro.
Un
ulteriore problema di non poca significatività è: quanto può mangiare
una persona prima di cadere nel peccato di ghiottoneria? O, in termini
simili, Quali cibi può mangiare e quali no per mantenersi libero dal
peccato di ghiottoneria?
Nei
paesi del terzo mondo vi sono pochi ghiotti, lì il problema non è
mangiare troppo, ma mantenersi in vita. Noi che viviamo
nell’abbondanza dobbiamo considerare che il peccato pertiene
specialmente ai nostri tempi e alle nostre circostanze.
Tuttavia,
io credo sinceramente che i ministri coscienziosi che sono intenti a
predicare l’intero consiglio di Dio e che cercano di applicare quella
Parola di Dio alla congregazione predicano certamente sulla ghiottoneria,
ma lo fanno senza menzionare specificamente il peccato. In che modo?
La
quantità di ciò che mangiamo e beviamo ed i tipi di cibo e bevanda
sono tutte cose che riguardano la libertà Cristiana. Esse appartengono
a quell’area dove non dovrebbero essere fatte leggi, dove il Cristiano,
unto da Cristo ad essere re nella casa di Dio, governa sua moglie coi
principi della Scrittura, e dove la sua coscienza è la sua guida, una
coscienza vincolata dalla Parola di Dio. E così un ministro
coscienzioso predica i principi che stanno alla base di questo peccato.
Quali sono alcuni d’essi?
Noi
non dobbiamo preoccuparci di ciò che mangeremo e di ciò che berremo,
perchè Dio, che si prende cura dei passeri, ha promesso di prendersi
cura di noi (Matteo 6:25-34). Molta ghiottoneria inizia col fallire di
badare a queste parole di Gesù. Con frigoriferi pieni, ci preoccupiamo
costantemente.
Non
dobbiamo essere degli asceti che, nell’interesse di rimanere magri,
disprezzano i doni di Dio. Dobbiamo riceverli con gratitudine,
santificarli con la Parola di Dio e preghiera, e goderne in quanto buoni
doni di Dio (I Timoteo 4:1-5).
Non
dobbiamo mai pensare al cibo e a ciò che beviamo come fini in se stessi,
per essere goduti come fini a se stessi, ma dobbiamo ricordare che la
nostra chiamata è cercare il regno di Dio e la Sua giustizia (Matteo
6:33). Cioè, mangiare e bere ci sono dati dal nostro Padre in cielo in
modo che possiamo avere la forza di continuare nel nostro pellegrinaggio
verso il cielo, mentre siamo ancora sulla terra, per compiere l’opera
del regno assegnataci come nostro compito da Cristo.
Se
indulgiamo in cibo e bevanda dei più costosi tipi e non diamo ai poveri,
il cibo che mangiamo non solo ci renderà grassi, ma diventerà in noi
bile sotto la maledizione di Dio. Dio è molto interessato ai poveri.
Così
importante è il regno della giustizia di Dio che le sue obbligazioni
soprassiedono cibo e bevanda. Se è necessario, come lo è per molti,
scegliere tra il pagare la retta per la scuola Cristiana e il cibo, tra
predicazione e patate, tra missioni e pesche, le cause del regno di Dio
devono venir prima.
Quando,
nella nostra affluenza, noi mangiamo ghiottonerie e cibi esotici che non
sono buoni per noi, diveniamo ghiotti. Quando mangiamo qualsiasi cibo
che fa male alla nostra salute, pecchiamo. Questo non significa che
dobbiamo ascoltare tutto quello che dicono i dottori o portarci una
bilancina a tavola o contare costantemente le calorie, ma significa che
la regola scritturale: “La vostra moderazione sia nota a tutti gli
uomini. Il Signore è vicino” (Filippesi 4:5) è una parola di cui
abbiamo molto bisogno ai giorni nostri. Nel mangiare e nel bere come
anche in tutte le altre cose, facciamo tutto alla gloria di Dio (I
Corinzi 10:31).

Ti piacerebbe che altri ricevano le CR News, magari qualcuno dei
tuoi amici o conoscenti? Allora scrivi o fai scrivere a fra_delucia@yahoo.it
per fare aggiungere il suo contatto alla lista, e saremo lieti di
provvedere ad inviargliele mensilmente via e-mail.
Per
leggere articoli su dottrina e pratica biblica dal punto di vista
confessionalmente Riformato delle Tre Formule di Unità (Confessione
di Fede Belga,
Catechismo
di Heidelberg,
Canoni
di Dordrecht)
vai alla Sezione
Italiana della CPRC.
Essa è in continua espansione.