Giugno
2008 • Volume XII, n. 2
Elezione,
la Fonte delle Benedizioni della Chiesa (1)
Rev.
Angus Stewart
Negli
ultimi tre numeri delle News abbiamo
visto che l’elezione è la sorgente della chiesa (Efesini 1:4). Per
questo i Riformatori chiamarono l’elezione il cor
ecclesiae, il cuore o sorgente della chiesa, e Wycliffe ed Hus
parlarono della chiesa di Cristo come della “compagnia dei
predestinati.”
Ora
vedremo che l’elezione non è soltanto la sorgente della chiesa; essa
è anche la fonte di tutte le sue benedizioni. Il nostro Catechismo
di Heidelberg dichiara che la chiesa è “eletta
a vita eterna” (D&R 54). I Canoni
di Dordt affermano che “l'elezione
è la fonte di ogni bene salvifico, da cui profluiscono la fede, la
santità e gli altri doni salvifici, e infine la vita eterna stessa,
come suoi frutti ed effetti, secondo le parole dell'Apostolo: Ci ha
eletti [non perché
eravamo, ma] affinché fossimo santi e senza colpa dinanzi a lui
nell'amore (Efesini 1:4)” [I:9]. “Fonte,” la parola
usata qui nei Canoni e nella
tradizione Riformata in generale, ci presenta una figura molto attraente.
Dobbiamo raffigurarci le molte e ricche benedizioni della chiesa come
sgorganti e profluenti dall’eterna e graziosa fonte dell’elezione di
Dio. Questa meravigliosa fonte porta a te, credente, e ad ogni membro
della chiesa di Cristo, ogni benedizione!
Questo
è l’insegnamento di Efesini 1:3-4, che afferma che tutte le
benedizioni della chiesa (3) giungono a noi “poiché [Dio] ci ha
scelti in lui [Cristo] prima della fondazione del mondo” (4). La prima
benedizione qui elencata è la santità (4). Infallibilmente, Dio rende
santo ogni vero membro della chiesa secondo la Sua eterna elezione.
Dunque ogni credente eletto è spiritualmente separato dal mondo empio e
consacrato a Dio in anima e corpo. Dio realizza la santità degli eletti
nella chiamata efficace, traslandoli dalle tenebre alla Sua luce
meravigliosa; nella progressiva santificazione attraverso questa vita; e
nell’intera santificazione alla morte o al ritorno corporale di Cristo.
La santità non è la condizione o la causa della nostra elezione! Dio
non ci ha eletti perché Egli vide che saremmo stati santi, come insegna
l’Arminianesimo. Piuttosto, Egli ci ha scelti affinchè
ci rendesse santi. Dio “ci ha scelti in lui prima della fondazione
del mondo, così che fossimo
santi” (4). La santità è il proposito e il risultato della nostra
eterna ed incondizionata elezione in Cristo.
La
seconda benedizione registrata in Efesini 1:4 è essere senza colpa
davanti a Dio. Alcuni comprendono ciò essere una vita retta e pia (senza
escludere che Dio perdoni graziosamente tutte le nostre molte rimanenti
trasgressioni). Altri dicono che ciò fa riferimento alla nostra
assoluzione davanti a Dio in quanto nostro giudice, basata solamente
sulla giustizia di Gesù Cristo, il nostro sostituto. In ogni modo,
questo è un grande beneficio datoci solo secondo la nostra elezione.
L’adozione
è la terza benedizione qui elencata: “avendoci predestinati
all’adozione di figli mediante Gesù Cristo a se stesso, secondo il
beneplacito della sua volontà” (5). Noi abbiamo tutti i diritti e i
privilegi legali dei figli e figlie di Dio, in quanto membri della Sua
famiglia spirituale, avendo il nostro Signore Gesù come nostro fratello
maggiore. Nessuno che non sia stato eternamente eletto è mai stato o
sarà mai adottato da Dio.
Il
verso 6 ascrive a noi una quarta benedizione: accettazione in Cristo, il
benamato di Dio. Se sei tentato di pensare a questo come un beneficio
piccolo, pensa a quelli che non lo ricevono mai. A loro il Figlio di Dio
dirà nel giorno del giudizio: “Non vi ho mai conosciuti: dipartitevi
da me, voi che operate iniquità” (Matteo 7:23).
Efesini
1 elenca altre benedizioni: redenzione attraverso il sangue di Cristo
(7), il perdono dei peccati (7), la conoscenza del proposito di Dio di
unire tutte le cose in cielo e sulla terra in Cristo (9-10), la nostra
eterna eredità (11), il sigillo dello Spirito Santo (13), e la
risurrezione del corpo all’ultimo giorno (14). Inoltre, noi siamo i
recipienti di molte altre benedizioni, non elencate in Efesini 1, ma
trovate altrove nella Parola di Dio.
Non
dovremmo dimenticare, inoltre, la benedizione apostolica: “Grazia a
voi, e pace, da Dio nostro Padre, e dal Signore Gesù Cristo” (2).
Grazia, misericordia e pace non sono date ai reprobi. Queste benedizioni
spirituali (3) sono date soltanto agli eletti “poiché ci ha scelti in
[Cristo] prima della fondazione del mondo” (4).
Correliamo
ora queste benedizioni che riceviamo dalla sorgente sovrabbondante
dell’elezione ai cinque punti del Calvinismo (TULIP). “T,” Totale
Depravazione, non è una benedizione, né è peculiare agli eletti perché
è comune a tutti gli uomini caduti, e quindi non appartiene a questa
discussione. Gli ultimi tre punti del Calvinismo (Limitata Espiazione,
Irresistibile Grazia e Perseveranza dei Santi) sono in conformità al e
profluiscono dal secondo punto del Calvinismo, “U” Unconditional
Election, ovvero, Elezione Incondizionata.
Ciò
è insegnato in Efesini 1. La redenzione di Cristo (7) è una
benedizione che ci proviene “poiché ci ha scelti in lui prima della
fondazione del mondo” (4). Questo ci insegna la Limitata Espiazione
(“L”), cioè, la redenzione particolare degli eletti soltanto.
L’Irresistibile Grazia di Dio (“I”), “l’eccellente grandezza
della sua potenza verso di noi che crediamo secondo l’operazione del
potere della sua forza” (19), fluisce dalla fonte dell’elezione di
grazia (4). Anche la Perseveranza dei Santi (“P”), che si basa sul
nostro infallibile sigillo e preservazione, entrambi da Dio, per la
nostra eterna eredità (11, 13-14), è un frutto dell’elezione. Dunque
l’Elezione Incondizionata, il secondo punto del Calvinismo, è la
sorgente di tutte le benedizioni della chiesa, inclusi tre dei cinque
punti del Calvinismo: l’espiazione limitata di Cristo, la grazia
irresistibile di Dio e la perseveranza (e, quindi, preservazione) dei
santi.

Prestare
Senza Aspettarsi di Essere Ripagati (2)
Prof.
H. Hanko
E
se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, quale grazia ne avete?
Perché i peccatori anche fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui
sperate di ricevere, quale grazia ne avete? Perché i peccatori anche
prestano ai peccatori, per ricevere altrettanto guadagno. Ma voi amate i
vostri nemici, e fate del bene, e prestate, non sperando niente di
ritorno; e la vostra ricompensa sarà grande, e voi sarete i figli
dell’Altissimo, perché egli è benigno verso gli ingrati e i malvagi.
Siate quindi misericordiosi, come il Padre vostro anche è
misericordioso
(Luca 6:33-36).
Un
lettore chiede: “Ho presto in prestito da altri Cristiani nel passato
ma nessuno mai mi ha detto che non si aspettava di essere ripagato. Dati
i versi sopra citati, pensa che un Cristiano dovrebbe aspettarsi di
essere ripagato per un prestito che ha fatto?”
Se
è vero che un Cristiano aiuta il suo prossimo perché egli ama il suo
prossimo, egli aiuta il suo prossimo in qualsiasi modo possibile in modo
da cercare la sua salvezza. Egli cerca la salvezza del suo prossimo,
quindi, dandogli ciò di cui ha bisogno e parlandogli della verità del
vangelo perché egli ne ha fatto esperienza nella sua propria vita. E’
questo che lo spinge ad aiutare il suo prossimo nel suo bisogno.
(Spero
che non sia necessario mettere in evidenza che se un prossimo sta per
iniziare un affare e vuole che lo aiutiate con esso con un investimento
di denaro, in questa transazione strettamente d’affari di solito è
necessario redarre dei documenti che stipulano la somma presa in
prestito, l’interesse da dover essere pagato, e il programma di
pagamento. Questo è un argomento del tutto differente e che non è di
interesse al Signore in Luca 6).
Se
colui a cui prestate del denaro non vi ripaga mai, non andate da lui a
molestarlo per il denaro. Dimenticatevi del denaro.
Se
il vostro prossimo è un Cristiano ed ha bisogno di qualcosa che voi
avete, non soltanto non gli fate pagare l’interesse, ma non prestate
nemmeno il denaro, e piuttosto date al fratello ciò di cui ha bisogno
liberamente, come dono. Non è questo ciò che Dio ha fatto a voi? Vi dà
Egli un dono per cui si aspetta di essere ripagato? Vi dà Egli il
denaro per comprarvi un’auto e poi vi fa pagare l’interesse? Vi dà
Cristo e poi si aspetta qualcosa di ritorno da voi? E’ da un
investimento che Dio fa con voi che poi Egli si aspetta di essere
ripagato? No, Egli dà liberamente e graziosamente. Noi dobbiamo fare lo
stesso. Dio è benigno verso di noi che siamo “ingrati” e
“malvagi” (33). Non dovremmo essere altrettanto benigni noi verso il
nostro prossimo?
Alle
spalle di tutta questa istruzione sul come vivere in quanto cittadini
del regno dei cieli vi è un altro principio, il principio
dell’amministrazione Cristiana. Se da un lato amministrazione
Cristiana significa un certo numero di cose, significa anche che noi
“non ci attacchiamo” alle cose materiali. Esse sono necessarie (in
piccole quantità) per percorrere il nostro sentiero di pellegrini, ma
tutte le cose materiali non sono molto importanti. Esse sono, in un
senso, mali necessari. Servono puramente un proposito temporaneo. Se
abbiamo o meno cose materiali non ci deve preoccupare. Noi siamo
indifferenti verso di esse. Fintanto che le abbiamo, dobbiamo usarle
solamente per il proposito di avanzare la causa del regno dei cieli, in
cui siamo cittadini. Se le diamo via, bene, e allora? Noi stiamo per
ereditare la terra, o no? Chi si preoccuperà di quanto possediamo e di
quanto grande è il nostro conto bancario? Abbiamo cose più importanti
di cui preoccuparci. Se il nostro prossimo ha bisogno del denaro che
abbiamo, lasciamoglielo avere. E’ di piccola importanza ed è facile
darglielo quanto dargli una pala piena di terra.
Il
regno dei cieli e la vita in esso richiede una certa indifferenza verso
le possessioni terrene. Se abbiamo quest’attitudine di indifferenza
nei riguardi delle cose terrene, non avremo problemi nell’ubbidire il
comando del nostro Signore.

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