Una Breve
Dichiarazione di Principi delle
Chiese
Protestanti Riformate
Introduzione
Sia storicamente che dottrinalmente, la Dichiarazione
di Principi è un documento significativo per le Chiese Protestanti
Riformate. Le Chiese Protestanti Riformate adottarono la Dichiarazione
mentre infuocava la controversia a riguardo della condizionalità o
incondizionalità del patto di grazia di Dio.
Il bisogno di avere questo documento sorse nel lavoro
missionario negli anni ’40 del XX secolo tra gli emigranti olandesi in
Canada, la maggior parte dei quali provenivano dalle Chiese Riformate in
Olanda (Liberate). Le Chiese Liberate e le Chiese Protestanti Riformate
avevano delle differenze, in modo particolare a riguardo della dottrina
del patto di grazia di Dio. Sapendo questo, gli immigranti chiedevano ai
missionari quali insegnamenti sarebbero stati per loro vincolanti, nelle
Chiese Protestanti Riformate, nel caso avessero formato una
congregazione Protestante Riformata.
Nel 1950 il Comitato per le Missioni sottopose questa
questione al Sinodo, richiedendo "qualcosa di uniforme e definito
da presentare a questi gruppi." Il Sinodo approvò la richiesta, e
susseguentemente adottò la Dichiarazione di Principi. Il preambolo
definisce il suo uso, ovvero "da essere usata soltanto dal Comitato
per le Missioni e i missionari per l’organizzazione di nuove chiese
istituite …"
La Dichiarazione rigettò la dottrina del patto
condizionale, e così portò la controversia ad un punto cruciale.
Conflitti continui sull’idea di "condizioni" nel patto
sarebbero risultate, più tardi, nella divisione del 1953, quando oltre
metà dei membri e dei ministri lasciarono la denominazione.
La Dichiarazione di Principi espone la comprensione e
le convinzioni delle Chiese Protestanti Riformate concernenti ciò che i
credi Riformati e l’ordine di chiesa insegnano a riguardo della grazia,
il patto, e il governo della chiesa. Non è intesa essere un completo
sviluppo di alcuno di questi tre punti, ma soltanto un’esposizione di
principi, cioè, di alcuni specifici ed importanti elementi di ognuno di
essi.
La Dichiarazione ripudia i "Tre Punti"
della grazia comune. In connessione a ciò rigetta la veduta che la
predicazione del vangelo è un’offerta graziosa di salvezza a tutti
gli uomini, o un’offerta condizionale per tutti quelli che sono
battezzati. La Dichiarazione rigetta anche la gerarchia nella chiesa,
insistendo sull’autonomia della congregazione locale.
Gran parte della Dichiarazione concerne il patto. Non
intende esporre una completa dottrina del patto. Tuttavia essa
identifica quali concezioni del patto sono escluse dalle confessioni, e
cosa invece esse richiedono sia creduto a riguardo.
In breve, le confessioni escludono la nozione che la
promessa del patto è condizionale e per tutti coloro che sono
battezzati. Inoltre, non vi è spazio nelle confessioni per l’insegnamento
che la fede è un prerequisito o condizione per la salvezza.
Dall’altro lato, invece, la Dichiarazione dimostra
che le confessioni insegnano quanto segue:
 | Tutte le benedizioni del patto sono per gli eletti soltanto. |
 | La promessa di salvezza da parte di Dio è soltanto per gli eletti,
ed Egli adempie sempre la Sua promessa. |
 | L’elezione è la sola causa e fonte dell’intera nostra
salvezza, dalla quale sgorgano i doni di grazia, inclusa la fede. |
 | La fede è un dono di Dio, ed uno strumento donato da Dio mediante
il quale il popolo di Dio si appropria della salvezza in Cristo. |
 | La predicazione giunge a tutti, e Dio comanda seriamente a tutti
la fede e il ravvedimento, e a tutti coloro che vengono e credono
Dio promette vita e pace. |
Il rev. Hoeksema chiamò il Sinodo del 1951 (che
adottò la Dichiarazione di Principi) "uno dei più importanti
sinodi, se non il più importante, che fino a questo momento è mai
stato convocato" poiché le Chiese Protestanti Riformate avevano
"finalmente dichiarato ufficialmente quale, secondo la loro
convinzione, è la verità per come espressa nelle nostre confessioni,
specialmente a riguardo di certi principi fondamentali, che si
concentrano tutti intorno alla promessa di Dio e la predicazione del
vangelo, e quindi intorno ad un aspetto della ‘grazia comune’"
(Standard Bearer, 1 Nov. 1951).
La Dichiarazione di Principi rimane un importante
documento che è vincolante, non in quanto è un quarto credo, ma in
quanto un documento approvato sinodicamente che espone l’insegnamento
delle Confessioni Riformate sulle dottrine della grazia e sul patto.
Preambolo
DICHIARAZIONE DI PRINCIPI, da essere usata soltanto
dal Comitato per le Missioni e i missionari per l’organizzazione di
nuove chiese istituite sulla base della Scrittura e delle Confessioni
per come queste sono sempre state sostenute nelle Chiese Protestanti
Riformate e per come sono ora spiegate ulteriormente a riguardo di certi
principi.
Le Chiese Protestanti Riformate si trovano sulla base
della Scrittura in quanto l’infallibile Parola di Dio e delle Tre
Formule di Unità. Inoltre, esse accettano le formule liturgiche usate
nell’adorazione pubblica delle nostre chiese, quali:
Formula per l’Amministrazione del Battesimo,
Formula per l’Amministrazione della Cena del Signore, Formula di
Scomunica, Formula per la Riammissione di Persone Scomunicate, Formula
di Ordinazione dei Ministri della Parola di Dio, Formula di Ordinazione
di Anziani e Diaconi, Formula per l’Installazione di Professori di
Teologia, Formula di Ordinazione di Missionari, Formula per la
Confermazione del Matrimonio davanti alla Chiesa, e la Formula di
Sottoscrizione.
Sulla base di questa Parola di Dio e queste
confessioni:
I. Esse ripudiano gli errori dei Tre Punti adottati
dal Sinodo della Chiesa Cristiana Riformata di Kalamazoo, 1924, che
sostiene:
A. Che vi è una grazia di Dio per tutti gli uomini,
inclusi i reprobi, manifesta nei doni comuni a tutti gli uomini.
B. Che la predicazione del Vangelo è un’offerta
graziosa di salvezza da parte di Dio a tutti coloro che odono
esternamente il Vangelo.
C. Che l’uomo naturale attraverso l’influenza
della grazia comune può fare del bene in questo mondo.
D. Contro ciò esse sostengono:
1. Che la grazia di Dio è sempre particolare,
i.e., soltanto per gli eletti, mai per i reprobi.
2. Che la predicazione del Vangelo non è un’offerta
graziosa di salvezza da parte di Dio a tutti gli uomini, nè un’offerta
condizionale a tutti quelli che sono nati nella dispensazione
storica del patto, cioè, a tutti coloro che sono battezzati, ma un
giuramento di Dio che Egli condurrà infallibilmente tutti gli
eletti alla salvezza e alla gloria eterna attraverso la fede.
3. Che l’uomo irrigenerato è totalmente
incapace di fare alcun bene, totalmente depravato, e quindi può
soltanto peccare.
Come prova, facciamo riferimento a Canoni
I:6-8
Art. 6. Inoltre che ad alcuni nel tempo
sia donata la fede da Dio, e ad altri non sia donata, ciò procede
dal Suo eterno decreto: Infatti Egli conosce ogni sua opera ab
aeterno (Atti 15:18); ed Egli opera tutte le cose secondo
il consiglio della Sua volontà (Efesini 1:11); secondo il cui
decreto intenerisce graziosamente i cuori degli eletti per quanto
duro esso sia, e li inclina a credere, ma in giusto giudizio
lascia i non eletti nella loro malizia e durezza. E qui
principalmente si apre a noi la profonda, misericordiosa e
parimenti giusta distinzione fra uomini egualmente perduti, o quel
decreto di elezione e riprovazione rivelato nella Parola di Dio,
che come i perversi, gli impuri e i poco stabili distorcono a loro
perdizione, così alle anime sante e religiose conferisce
consolazione ineffabile.
Art. 7. Ora, l'elezione è l’immutabile
proposito di Dio per il quale, prima della fondazione del mondo,
fra l’intero genere umano, caduto per sua colpa dalla sua
primitiva integrità nel peccato e nella perdizione, Egli ha
eletto, secondo il liberissimo beneplacito della Sua volontà, per
mera grazia, una certa quantità di uomini, né migliori né più
degni degli altri, ma che giacevano con gli altri in una comune
miseria, a salvezza in Cristo, che ha anche ab aeterno costituito
Mediatore e capo di tutti gli eletti, e fondamento della salvezza.
E così ha decretato di darli a Lui per salvarli, e di chiamarli e
trarli efficacemente alla comunione di Lui per mezzo della Sua
Parola e Spirito, e ancora, per dare loro la vera fede di Lui, per
giustificarli, santificarli, e infine, avendoli potentemente
custoditi nella comunione del Figlio Suo, per glorificarli, a
dimostrazione della Sua misericordia e a lode delle ricchezze
della gloriosa Sua grazia, come è scritto: In Cristo ci ha
eletti, prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi
e senza colpa dinanzi a lui nell'amore, avendoci predestinati all’adozione
di figli per mezzo di Gesù Cristo, a Se Stesso, secondo il
beneplacito della sua volontà; a lode della gloria della sua
grazia, nella quale ci ha resi accetti nell'amato suo (Efesini
1:4-6). Ed altrove: Quelli che ha predestinati, li ha pure
chiamati; e quelli che ha chiamati, li ha pure giustificati; e
quelli che ha giustificati, li ha pure glorificati (Romani
8:30).
Art. 8. Questa elezione non è multipla,
ma è una e la stessa di tutti quelli che saranno salvati
nell'Antico e nel Nuovo Testamento, dal momento che la Scrittura
predica un solo beneplacito, proposito, e consiglio della volontà
di Dio, mediante cui siamo eletti ab eterno, e alla grazia, e alla
gloria, e alla salvezza, e alla via della salvezza che ha
preparata affinchè camminassimo in essa.
Canoni II:5:
Art. 5. Del resto, la promessa del
Vangelo è: che chiunque crede in Cristo crocifisso non perisca,
ma abbia vita eterna. Questa promessa deve essere promiscuamente
ed indiscriminatamente annunciata e testimoniata insieme al
comandamento di ravvedimento e fede a tutti i popoli e gli uomini
ai quali Dio secondo il Suo beneplacito manda l’Evangelo.
I Canoni in II:5 parlano della
predicazione della promessa. Essi presentano la promessa non come
generale, ma come particolare, i.e., per i credenti, e quindi, per
gli eletti. Questa predicazione della promessa particolare è
promiscua a tutti coloro che odono il vangelo, con il comando,
non la condizione, di ravvedersi e credere.
Canoni II:R:6:
Art. 6. Coloro che usurpano della distinzione
fra l'acquisizione e l’applicazione, per istillare agli incauti
ed inesperti questa opinione: Dio, per quanto attiene a Sè, ha
voluto conferire a tutti gli uomini equamente i benefici che sono
stati acquisiti mediante la morte di Cristo; ma quanto al fatto
che alcuni piuttosto che altri sono fatti partecipi della
remissione dei peccati, e della vita eterna, questa
discriminazione dipende dal libero arbitrio di loro, che si
applica alla grazia che è indifferentemente offerta, e non dal
dono particolare di misericordia, che agisce efficacemente in essi,
affinché in confronto ad altri applichino quella grazia a sé
stessi. Codesti infatti, mentre appaiono proporre questa
distinzione con sano senno, cercano di dare a bere al popolo il
pernicioso veleno del Pelagianismo.
Come prova ulteriore, facciamo riferimento al Catechismo
di Heidelberg D&R 8 e D&R 91:
D. 8. Siamo allora a tal punto depravati da
essere totalmente incapaci di ogni bene ed inclini ad ogni male?
R. Si: a meno che non veniamo fatti nascere di
nuovo dallo Spirito di Dio.
D. 91 Ma quali sono le opere buone?
R. Soltanto quelle compiute per vera fede
secondo la legge di Dio alla Sua gloria, e non quelle basate sulla
nostra opinione o su comandamenti d’uomo.
Ed anche alla Confessione di Fede Belga,
Articolo 14:
Art. 14. Noi crediamo che Dio ha creato l'uomo
dalla polvere della terra, e lo ha fatto e formato a sua immagine
e somiglianza, buono, giusto e santo, in grado con la sua volontà
di accordarsi in tutto, alla volontà di Dio; ma quando è stato
in onore, non ne ha saputo nulla; e non ha riconosciuto la sua
eccellenza, ma si è volontariamente assoggettato al peccato, e di
conseguenza alla morte e alla maledizione, prestando orecchio alla
parola del diavolo. Infatti egli ha trasgredito il comandamento
della vita che aveva ricevuto, e per mezzo del suo peccato si è
separato da Dio, che era la sua vera vita, avendo corrotto
l'intera sua natura, per cui si è reso colpevole della morte
fisica e spirituale, ed essendo divenuto malvagio, perverso,
corrotto in tutte le sue vie, ha perduto tutti i suoi doni
eccellenti che aveva ricevuto da Dio, non essendone rimaste in lui
che piccole tracce, che sono sufficienti per rendere l'uomo
inescusabile, dato che tutto ciò che è luce in noi è convertito
in tenebre, come ci insegna la Scrittura, dicendo: La luce splende
nelle tenebre, ma le tenebre non l'hanno compresa, in cui san
Giovanni chiama gli uomini tenebre.
Per questo noi rigettiamo tutto ciò che si
insegna riguardo al libero arbitrio dell'uomo, perché esso è
schiavo del peccato, e non può alcuna cosa, se non gli è donata
dal Cielo; chi si vanterà infatti di poter fare qualsiasi bene,
come da se stesso, dal momento che Cristo dice: Nessuno può
venire a me, se il Padre che mi ha mandato non lo attira? Chi
addurrà come causa la sua propria volontà, intendendo che i
desideri della carne sono inimicizia contro Dio? Chi parlerà
della sua conoscenza, vedendo che l'uomo naturale non comprende
affatto le cose che sono dello Spirito di Dio? In breve, chi farà
valere un solo pensiero, dal momento che intende che noi non siamo
in grado di pensare qualsiasi cosa come da noi stessi ma che la
nostra capacità è da Dio? Per questo ciò che dice l’Apostolo
deve a buon diritto dimorare fermo e ben saldo, cioè che Dio
opera in noi il volere e l’agire secondo il suo beneplacito. Non
vi è infatti intendimento nè volontà conforme a quella di Dio
se Cristo non la operi, cosa che egli ci insegna, dicendo: Senza
di me non potete fare nulla.
Ancora una volta facciamo riferimento a Canoni
III/IV:1-4:
Art. 1. L'uomo in origine
fu formato ad immagine di Dio, adornato nella mente di una
vera e benefica conoscenza del suo Creatore e delle cose
spirituali, di giustizia nella volontà e nel cuore, di purezza in
ogni sua affezione, e così era interamente santo; ma
allontanandosi da Dio per istigazione del Diavolo, e per sua
libera volontà, privò se stesso di questi eccellenti doni, e al
contrario in luogo d’essi contrasse cecità, orribili tenebre,
vanità, e perversità di giudizio nella mente, malizia,
ribellione, e durezza nella volontà e nel cuore, e infine
impurità in ogni affezione.
Art. 2. Quale inoltre fu l’uomo dopo
la caduta, tali figli anche procreò, appunto: corrotto l’uno
corrotti gli altri; la corruzione essendo derivata da Adamo in
tutti i posteri [Cristo solo eccettuato] non per imitazione [cosa
che un tempo vollero i Pelagiani], ma per propagazione della
natura viziosa, per giusto giudizio di Dio.
Art. 3. Dunque tutti gli uomini sono
concepiti nel peccato, e nascono figli d’ira, inetti ad ogni
bene salvifico, propensi al male, morti nei peccati, e schiavi del
peccato; e senza la grazia dello Spirito Santo rigenerante, non
vogliono, né possono tornare a Dio, correggere la natura
depravata, o disporsi alla sua correzione.
Art. 4. Dopo la caduta nell’uomo vi è senza
dubbio una qualche residua luce di natura, per il cui beneficio
egli ritiene una qualche idea di Dio, delle cose naturali, del
discrimine tra ciò che è onesto e ciò che è turpe, e dimostra
una qualche ricerca della virtù e di una disciplina esterna; ma
tanto lontano è dal poter pervenire, con questa luce naturale,
alla conoscenza salvifica di Dio, e dal potersi convertire a Lui,
che non la usa rettamente nemmeno nelle cose naturali e civili,
anzi di più, quale che essa effettivamente sia, la contamina
totalmente in vari modi, e la detiene nell'ingiustizia, nel far la
qual cosa è reso inescusabile davanti a Dio.
II. Esse insegnano sulla base delle medesime
confessioni:
A. Che l’elezione, che è l’incondizionato ed
immutabile decreto di Dio di redimere in Cristo un certo numero di
persone, è la sola causa e fonte dell’intera nostra salvezza, dalla
quale sgorgano tutti i doni di grazia, inclusa la fede. Questo è il
chiaro insegnamento delle nostre confessioni nei Canoni di
Dordrecht I:6-7. Vedasi sopra.
E nel Catechismo di Heidelberg, D&R
54, leggiamo:
D. 54 Che cosa credi della santa cattolica
chiesa di Cristo?
R. Che il Figlio di Dio, dal principio alla
fine del mondo, raccoglie, difende e preserva a Sè mediante il
Suo Spirito e Parola, fra tutto il genere umano, una comunità
eletta a vita eterna, nell'unità della vera fede; e che io ne
sono un membro vivente, e lo rimarrò in eterno.
Ciò è anche evidente dalla parte dottrinale
della Formula per l’Amministrazione del Battesimo, dove leggiamo:
Perchè quando siamo battezzati nel nome del
Padre, Dio il Padre testimonia e sigilla a noi che egli stabilisce
con noi un patto eterno di grazia, e ci adotta per Suoi figli ed
eredi, e quindi ci provvederà ogni buona cosa, ed allontanerà da
noi ogni male o lo volgerà a nostro profitto. E quando siamo
battezzati nel nome del Figlio, il Figlio sigilla a noi che ci
lava nel Suo sangue da tutti i nostri peccati, incorporandoci
nella comunione della Sua morte e risurrezione, così che siamo
liberati da tutti i nostri peccati, e ritenuti giusti davanti a
Dio. In simil maniera, quando siamo battezzati nel nome dello
Spirito Santo, lo Spirito Santo ci assicura, con questo santo
sacramento, che Egli dimorerà in noi, e ci santificherà per
essere membra di Cristo, applicando a noi ciò che abbiamo in
Cristo, ovvero il lavaggio dei nostri peccati, e il quotidiano
rinnovamento delle nostre vite, finchè infine saremo presentati
senza macchia o difetto nel mezzo dell’assemblea degli eletti in
vita eterna.
B. Che Cristo è morto soltanto per gli eletti e
che l’efficacia salvifica della morte di Cristo si estende a loro
soltanto.
Ciò è evidente da Canoni II:8:
Art. 8. Questo infatti è stato il liberissimo
consiglio, e la graziosissima volontà ed intenzione di Dio Padre:
che l'efficacia vivificante e salvifica della morte preziosissima
del Figlio Suo si estendesse a tutti gli eletti, per dare ad essi
soli la fede che giustifica, e tramite essa per attrarli
irresistibilmente alla salvezza: cioè, Dio ha voluto che Cristo,
mediante il sangue della croce (con il quale ha confermato il
nuovo patto) redimesse efficacemente da ogni popolo, tribù,
nazione e lingua, tutti coloro e solo coloro che ab aeterno sono
stati eletti a salvezza, e che gli sono stati dati dal Padre, che
donasse loro fede (che, come anche gli altri doni salvifici dello
Spirito Santo, fu acquistata per essi mediante la Sua morte), che
li mondasse col sangue Suo da ogni peccato, tanto originale che
attuale, commesso tanto dopo che prima della fede, per custodirli
fedelmente fino alla fine, e farli infine comparire gloriosi
davanti a Sè, senza alcuna macchia né difetto.
Questo Articolo insegna molto chiaramente:
1. Che tutte le benedizioni del patto sono per
gli eletti soltanto.
2. Che la promessa di Dio è incondizionatamente
per loro soltanto: perchè Dio non può promettere ciò che non è
stato oggettivamente meritato da Cristo.
3. Che la promessa di Dio conferisce il diritto
oggettivo della salvezza non a tutti i figli nati sotto la
dispensazione storica del patto, cioè, non a tutti quelli che sono
battezzati, ma soltanto alla discendenza spirituale.
Ciò è anche evidente da altre parti delle
nostre confessioni, come, per esempio: Catechismo di Heidelberg,
D&R 65-66:
D. 65 Poiché dunque soltanto la fede ci rende
partecipi di Cristo e di tutti i suoi beneficî, da dove proviene
tale fede?
R. Lo Spirito Santo la opera nei nostri cuori
mediante la predicazione del santo Evangelo, e la conferma
mediante l'uso dei santi sacramenti.
D. 66 Che cosa sono i sacramenti?
R. Essi sono segni e sigilli visibili,
stabiliti da Dio affinchè, mediante l'uso di essi, ci dia di
comprendere in modo migliore e sigilli la promessa dell'Evangelo:
cioè affinchè Egli, a motivo dell’unico sacrificio di Cristo,
compiuto alla croce, ci doni per grazia il perdono dei peccati e
la vita eterna.
Se confrontiamo con queste affermazioni dal Catechismo
ciò che è stato insegnato concernente l’efficacia salvifica
della morte di Cristo in Canoni II:8, è evidente che la
promessa del Vangelo che è sigillata dai sacramenti concerne
soltanto i credenti, cioè, gli eletti.
Ciò è anche evidente dal Catechismo di
Heidelberg, D&R 74:
D. 74 Debbono essere battezzati anche i piccoli
bambini?
R. Si, poichè essi come gli adulti
appartengono al Patto di Dio e alla Sua Comunità, ed a loro, non
meno che gli adulti, viene promesso nel sangue di Cristo la
redenzione dai peccati e lo Spirito Santo, che opera la fede;
così essi, mediante il Battesimo, in quanto il segno del Patto,
debbono essere incorporati nella Chiesa Cristiana e venire
distinti dai figlioli degli increduli, il che avveniva nell'Antico
Testamento per mezzo della circoncisione, in luogo della quale nel
Nuovo Patto è istituito il Battesimo.
Che in questa Domanda e Risposta del Catechismo
non tutti i bambini che sono battezzati, ma soltanto i figli
spirituali, cioè, gli eletti, sono intesi, è evidente, perchè:
a. I bambini piccoli certamente non possono
adempiere alcuna condizione. E se la promessa di Dio è per loro, la
promessa è infallibile ed incondizionata, e quindi soltanto per gli
eletti.
b. Secondo Canoni II:8, che abbiamo citato
sopra, l’efficacia salvifica della morte di Cristo è per gli
eletti soltanto.
c. Secondo questa risposta del Catechismo di
Heidelberg, lo Spirito Santo, l’autore della fede, è promesso
ai piccoli bambini non meno che agli adulti. E Dio certamente
adempie la Sua promessa. Quindi, questa promessa è certamente
soltanto per gli eletti.
Lo stesso è insegnato nella Confessione Belga,
Articoli 33-35. Nell’Articolo 33 leggiamo:
Art. 33. Noi crediamo che il nostro buon Dio,
avendo riguardo della nostra durezza ed infermità, ci ha ordinato
dei Sacramenti, per suggellare in noi le sue promesse, e per
esserci pegni della buona volontà e grazia di Dio verso di noi, e
anche per nutrire e sostenere la nostra fede; egli li ha aggiunti
alla parola del Vangelo, per meglio rappresentare ai nostri sensi
esteriori tanto quello che egli ci dà ad intendere per mezzo
della sua Parola, che ciò che opera interiormente nei nostri
cuori, nel ratificare in noi la salvezza che ci comunica. Infatti
questi sono segni e sigilli visibili della realtà interiore ed
invisibile, mediante i quali Dio opera in noi per la virtù dello
Spirito Santo. I segni dunque non sono affatto vani e vuoti, per
ingannarci e deluderci, perché essi hanno Gesù Cristo per loro
verità, senza il quale essi non sarebbero nulla.
E dall’Articolo 34, che parla del santo
battesimo, citiamo:
Art. 34. Noi crediamo e confessiamo che Gesù
Cristo, che è il fine della Legge, mediante lo spargimento del
suo sangue ha posto fine ad ogni altra effusione di sangue che si
potrebbe o vorrebbe fare come propiziazione, o soddisfazione dei
peccati, ed avendo abolito la circoncisione che si faceva con il
sangue, ha ordinato in luogo d’essa il sacramento del Battesimo,
mediante il quale noi siamo ricevuti nella Chiesa di Dio, e
separati da tutti gli altri popoli e da tutte le altre religioni
estranee, per essere interamente consacrati a lui, portando il suo
distintivo e la sua insegna; e ci serve di testimonianza che egli
ci sarà Dio per sempre, essendoci Padre propizio.
Egli ha dunque comandato di battezzare tutti
coloro che sono suoi, nel nome del Padre e del Figlio e dello
Spirito Santo, con acqua pura, significandoci con questo che come
l'acqua lava la lordura del corpo quando essa è versata su noi,
la quale in questo modo si vede sul corpo del battezzato, e lo
bagna, così il sangue di Cristo mediante lo Spirito Santo, fa lo
stesso interiormente nell'anima, bagnandola e nettandola dai suoi
peccati e rigenerandoci da figli d'ira in figli di Dio; non che
l'acqua materiale faccia questo, ma è l'aspersione del prezioso
sangue del Figlio di Dio, il quale è il nostro Mar Rosso,
attraverso la quale ci fa passare per sfuggire alla tirannia del
Faraone, che è il diavolo, ed entrare nella terra spirituale di
Canaan.
Così i Ministri ci danno, da parte loro, il
Sacramento e ciò che è visibile, ma nostro Signore ci dà ciò
che è significato per mezzo del Sacramento, cioè i doni e le
grazie invisibili, lavando, purificando, e nettando le nostre
anime, da ogni lordura ed iniquità, rinnovando i nostri cuori e
riempiendoli di ogni consolazione, donandoci vera assicurazione
della sua bontà paterna, rivestendoci del nuovo uomo e
spogliandoci del vecchio uomo con tutte le sue opere.
L’Articolo 34 parla del santo battesimo. Che
tutto questo, ovvero il lavacro e la purificazione e il nettamento
delle nostre anime da ogni lordura ed iniquità, il rinnovamento dei
nostri cuori, è soltanto il frutto dell’efficacia salvifica della
morte di Cristo, e quindi è soltanto per gli eletti, è molto
evidente. Lo stesso è vero di ciò che leggiamo nello stesso
articolo a riguardo del battesimo degli infanti:
Art. 34. E quindi in verità Cristo ha sparso
il suo sangue non meno per lavare i piccoli bambini dei fedeli,
che per gli adulti; questo è il motivo per cui essi devono
ricevere il segno e il sacramento di ciò che Cristo ha fatto per
loro, come nella legge il Signore comandava che si comunicasse
loro il sacramento della morte e passione di Cristo, quando essi
erano appena nati, nell’offrire per loro un agnello che era il
sacramento di Gesù Cristo. Ed inoltre ciò che faceva la
circoncisione per il popolo ebraico, il Battesimo lo fa nei
riguardi dei nostri bambini: questa è la ragione per cui Paolo
chiama il Battesimo la Circoncisione di Cristo.
Se, secondo l’Articolo 8 del Secondo Capo di
Dottrina, nei Canoni, l’efficacia salvifica della morte di
Cristo si estende soltanto agli eletti, ne segue che quando in
questo Articolo della Confessione Belga è affermato che
"Cristo ha sparso il suo sangue non meno per lavare i piccoli
bambini dei fedeli, che per gli adulti," anche qui il
riferimento è soltanto ai bambini eletti.
Inoltre, che la promessa del Vangelo che Dio
significa e sigilla nei sacramenti non è per tutti è anche
abbondantemente evidente dall’Articolo 35 della stessa Confessione
Belga, che parla della santa cena del nostro Signore Gesù
Cristo. Perché ivi leggiamo:
Art. 35. Noi crediamo e confessiamo che il
nostro Signore Gesù Cristo ha ordinato e istituito il sacramento
della santa Cena, per nutrire e sostentare coloro che egli ha già
rigenerato e innestato nella sua famiglia, che è la sua Chiesa.
Nello stesso Articolo leggiamo:
Inoltre, benché i sacramenti siano congiunti
alla realtà significata, essi non sono tuttavia ricevuti da tutti
con queste due cose: il malvagio riceve sì il sacramento a sua
condanna, ma non riceve la verità del sacramento; come Giuda e
Simone il mago ricevono sì tutti e due il sacramento, ma non
Cristo, che ivi è significato, cosa questa che è comunicata
solamente ai fedeli.
Da questo ne consegue che sia i sacramenti, che
la predicazione del Vangelo, sono un sapore di morte a morte per i
reprobi, come anche un sapore di vita a vita per gli eletti. Quindi,
la promessa di Dio, predicata dal vangelo, significata e sigillata
in entrambi i sacramenti, non è per tutti ma per gli eletti
soltanto.
E che l’elezione di Dio, e conseguentemente l’efficacia
della morte di Cristo e la promessa del vangelo, non sia
condizionale, è abbondantemente evidente dai seguenti articoli dei Canoni.
Canoni I:10:
Art. 10. In verità la causa di questa gratuita
elezione è il solo beneplacito di Dio, non consistente nel fatto
che ha eletto quale condizione della salvezza certe qualità o
azioni umane tra tutte quelle possibili, ma nel fatto che ha
adottato a Sè come patrimonio certune persone dalla comune
moltitudine dei peccatori, come è scritto: Poiché prima che
fossero nati e che avessero fatto alcun che di bene o di male etc.,
le fu detto [a Rebecca]: Il maggiore servirà al minore:
secondo che è scritto: ho amato Giacobbe, ho odiato Esaù (Romani
9:11-12). E: e quanti erano ordinati alla vita eterna,
credettero (Atti 13:48).
In Canoni I:R:2, sono ripudiati gli errori
di:
Art. 2. Coloro che insegnano: "L'elezione
di Dio alla vita eterna è molteplice: l’una generale ed
indefinita, l'altra particolare e definita; e questa elezione è
inoltre o incompleta, revocabile, non perentoria, ma condizionale,
oppure completa, irrevocabile, perentoria o assoluta" ...
E nello stesso capitolo di Canoni I:R:3,
sono ripudiati gli errori di:
Art. 3. Coloro che insegnano: "Il
beneplacito e il proposito di Dio, di cui la Scrittura fa menzione
nella dottrina dell'elezione, non consiste nel fatto che Dio ha
eletto alcuni uomini a confronto di altri, ma nel fatto che, fra
tutte le possibili condizioni (tra le quali anche le opere della
legge) o dall’ordine di tutte le cose, Dio ha eletto come
condizione della salvezza l'atto di fede, in sé ignobile, e
l'ubbidienza imperfetta della fede, ed ha voluto graziosamente
considerare ciò come ubbidienza perfetta, e giudicarlo degno
della redarguizione della vita eterna" …
E nello stesso capitolo di Canoni I:R:5
sono ripudiati gli errori di coloro che insegnano:
Art. 5. … la fede, l'ubbidienza della fede,
la santità, la pietà, e la perseveranza non sono i frutti o gli
effetti dell'elezione immutabile alla gloria, ma le condizioni, e
le cause imprescindibili di essa, che da e in coloro che dovranno
essere eletti completamente sono in precedenza richieste, e
previste, come se già compiute.
Infine, facciamo riferimento all’affermazione
della Formula per il Battesimo:
E sebbene i nostri piccoli non comprendano
queste cose, non possiamo per questo escluderli dal battesimo,
perchè come essi sono senza la loro conoscenza partecipi della
condanna in Adamo, così sono di nuovo ricevuti in grazia in
Cristo …
Che qui nessun altro che i figli eletti del patto
sono intesi e che essi sono incondizionatamente, senza la loro
conoscenza, ricevuti in grazia in Cristo, nello stesso modo in cui
sono sotto la condanna di Adamo, è molto evidente.
C. Che la fede non è un prerequisito o condizione
per la salvezza, ma un dono di Dio, ed uno strumento donato da Dio
mediante il quale ci appropriamo della salvezza in Cristo. Ciò è
chiaramente insegnato nelle seguenti parti delle nostre confessioni:
Catechismo di Heidelberg , D&R 20:
D. 20 Sono dunque tutti gli uomini resi
nuovamente salvi per mezzo di Cristo, allo stesso modo in cui sono
divenuti perduti per mezzo di Adamo?
R. No: ma soltanto quelli che, per vera fede,
sono incorporati in Lui e ricevono tutti i Suoi benefici.
Confessione Belga, Articolo 22:
Art. 22. Noi crediamo che per ottenere la vera
conoscenza di questo grande mistero, lo Spirito Santo accende nei
nostri cuori una vera fede, la quale abbraccia Gesù Cristo con
tutti i suoi meriti, e lo fa suo, e non cerca più nulla oltre a lui.
Infatti occorre necessariamente che tutto ciò che è richiesto per
la nostra salvezza non sia per niente in Gesù Cristo; o, se tutto
è in lui, che colui che ha Gesù Cristo per la fede, abbia l'intera
sua salvezza. Dire dunque che Cristo non è sufficiente, ma che
occorre avere una qualsiasi altra cosa insieme con lui, è una
bestemmia troppo enorme contro Dio; ne conseguirebbe infatti che
Gesù Cristo non sarebbe che mezzo Salvatore.
Per questo, con giusta causa, noi diciamo con san
Paolo, che noi siamo giustificati per la sola fede, o per la fede
senza le opere. Tuttavia, più specificamente parlando, noi non
intendiamo dire che sia la fede stessa a giustificarci, poiché essa
non è che lo strumento per il quale noi abbracciamo Cristo nostra
giustizia; ma Gesù Cristo, imputandoci tutti i suoi meriti e tante
sante opere che egli ha fatto per noi e a nome nostro, è nostra
giustizia, e la fede è lo strumento che ci tiene con lui nella
comunione di tutti i suoi beni, i quali, essendo fatti nostri, ci
sono più che sufficienti per assolverci dai nostri peccati.
Si consulti anche Confessione Belga,
Articoli 33-35, citati sopra.
Ancora, si consulti Canoni di Dordrecht
II:8, sopra citato.
In Canoni III/IV:10, leggiamo:
Art. 10. Ma che altri, chiamati mediante il
ministero dell'Evangelo, vengono e sono convertiti, non deve essere
ascritto all'uomo, come se per il libero arbitrio distinguesse se
stesso da altri forniti di pari o sufficiente grazia per la fede e
la conversione (cosa che dichiara la superba eresia di Pelagio), ma
a Dio il quale, come ha eletto i Suoi ab aeterno in Cristo, così
anche nel tempo li chiama efficacemente, dona loro fede e
ravvedimento, e sottrattili alla potestà delle tenebre, li
trasferisce nel Regno del Suo Figlio, affinché dichiarino le virtù
di Colui che li ha chiamati dalle tenebre nella Sua luce
meravigliosa, e si glorino non in sé stessi, ma nel Signore. La
Scrittura apostolica testimonia di ciò dovunque.
Ancora, nello stesso capitolo dei Canoni,
Articolo 14, leggiamo:
Art. 14. Così dunque la fede è il dono di Dio,
non poichè è offerta da Dio all’arbitrio dell'uomo, ma perché
è essa stessa conferita, ispirata e infusa nell'uomo. Nemmeno
perchè Dio conferisca soltanto la potenza di credere, e che poi
aspetti il consenso o l’atto di credere dall’arbitrio dell’uomo,
ma perché Egli, che opera sia il volere che l’agire, e che anzi
opera ogni cosa in tutti, compie nell’uomo sia il voler credere,
sia il credere stesso.
III. Vedendo quindi che questo è
il chiaro insegnamento della nostra confessione,
A. Noi ripudiamo:
1. L’insegnamento:
a. Che la promessa del patto è condizionale e
per tutti coloro che sono battezzati.
b. Che possiamo presupporre che tutti i bambini
che sono battezzati sono rigenerati, perchè sappiamo sulla base
della Scrittura, come anche alla luce di tutta la storia e dell’esperienza,
che il contrario è vero.
Come prova facciamo riferimento a Canoni
I:6-8; e alla parte dottrinale della Formula per il Battesimo:
Le parti principali della dottrina del santo
Battesimo sono queste tre:
Primo. Che noi, con i nostri figli, siamo
concepiti e nati nel peccato, e quindi siamo figli d’ira, al
punto che non possiamo entrare nel regno di Dio a meno che siamo
nati di nuovo. E’ questo che ci insegna l’immergere in acqua
o l’aspergere con acqua, con cui è significata l’impurità
delle nostre anime, e noi siamo ammoniti ad avere disgusto di
noi stessi, e ad umiliarci davanti a Dio, e a ricercare la
nostra purificazione e salvezza al di fuori di noi stessi.
Secondo. Il santo Battesimo testimonia e
sigilla a noi il lavaggio dei nostri peccati attraverso Gesù
Cristo. Quindi noi siamo battezzati nel nome del Padre, e del
Figlio, e dello Spirito Santo. Perchè quando siamo battezzati
nel nome del Padre, Dio il Padre testimonia e sigilla a noi che
egli stabilisce con noi un patto eterno di grazia, e ci adotta
per Suoi figli ed eredi, e quindi ci provvederà ogni buona cosa,
ed allontanerà da noi ogni male o lo volgerà a nostro profitto.
E quando siamo battezzati nel nome del Figlio, il Figlio sigilla
a noi che ci lava nel Suo sangue da tutti i nostri peccati,
incorporandoci nella comunione della Sua morte e risurrezione,
così che siamo liberati da tutti i nostri peccati, e ritenuti
giusti davanti a Dio. In simil maniera, quando siamo battezzati
nel nome dello Spirito Santo, lo Spirito Santo ci assicura, con
questo santo sacramento, che Egli dimorerà in noi, e ci
santificherà per essere membra di Cristo, applicando a noi ciò
che abbiamo in Cristo, ovvero il lavaggio dei nostri peccati, e
il quotidiano rinnovamento delle nostre vite, finchè infine
saremo presentati senza macchia o difetto nel mezzo dell’assemblea
degli eletti in vita eterna.
Terzo. Dal momento che in tutti i patti
sono contenute due parti, noi siamo quindi attraverso il
battesimo ammoniti ed obbligati da Dio a nuova ubbidienza,
ovvero, a che rimaniamo fedeli a questo solo Dio, Padre, Figlio,
e Spirito Santo; che confidiamo in Lui, e Lo amiamo con tutto il
nostro cuore, con tutta la nostra anima, e con tutta la nostra
mente, e con tutta la nostra forza, che abbandoniamo il mondo,
crocifiggiamo la nostra vecchia natura, e camminiamo in una
nuova e santa vita.
E se talvolta attraverso la debolezza cadiamo
in peccato, non dobbiamo quindi disperare della misericordia di
Dio, nè continuare nel peccato, dal momento che il battesimo è
un sigillo ed un’indubitata testimonianza che abbiamo un
eterno patto di grazia con Dio.
Il Ringraziamento dopo il battesimo:
Dio Onnipotente e Padre misericordioso, noi
Ti ringraziamo e lodiamo perchè Tu hai perdonato a noi e ai
nostri figli tutti i nostri peccati, attraverso il sangue del
Tuo amato Figlio Gesù Cristo, e ci hai ricevuti attraverso il
Tuo Santo Spirito come membra del Tuo unigenito Figlio, e ci hai
adottati affinchè fossimo Tuoi figli, ed hai sigillato e
confermato questo mediante il santo Battesimo; noi Ti imploriamo,
attraverso lo Stesso Figlio del Tuo amore, che Tu voglia
compiacerti di governare in ogni tempo questi figli battezzati
mediante il Tuo Santo Spirito, affinchè essi possano essere
piamente e religiosamente educati, svilupparsi e crescere nel
Signore Gesù Cristo, così che possano riconoscere la Tua
paterna bontà e misericordia che Tu hai mostrato a loro e a noi,
e vivere in ogni giustizia, sotto il solo nostro Insegnante, Re
e Sommo Sacerdote, Gesù Cristo; e valorosamente combattere
contro il peccato, il diavolo e il suo intero dominio, e
vincerlo, al fine che possano eternamente lodare e magnificare
Te, e il Tuo Figlio Gesù Cristo, insieme con lo Spirito Santo,
il solo e vero Dio. Amen.
La preghiera si riferisce solo agli eletti;
non possiamo presupporre che è per tutti.
2. L’insegnamento che la promessa del patto è
un lascito oggettivo da parte di Dio che dà ad ogni bambino
battezzato il diritto a Cristo e a tutte le benedizioni della
salvezza.
B. E noi sosteniamo:
1. Che Dio certamente ed infallibilmente adempie
la Sua promessa agli eletti.
2. La sicura promessa di Dio che Egli realizza in
noi in quanto creature razionali e morali non soltanto rende
impossibile che noi non portiamo frutti di ringraziamento ma ci pone
anche innanzi l’obbligo dell’amore, di camminare in una nuova e
santa vita, e di vigilare costantemente in preghiera.
Tutti coloro che non sono così disposti, che non
si ravvedono ma camminano nel peccato, sono gli oggetti della Sua
giusta ira e sono esclusi dal regno dei cieli.
Che la predicazione giunge a tutti, e che Dio
comanda seriamente la fede e il ravvedimento, e che a tutti coloro
che vengono e credono Egli promette vita e pace.
Basi:
a. La Formula per il Battesimo, parte 3.
b. La Formula per la Cena del Signore, sotto il
riferimento "Terzo:"
Tutti coloro, quindi, che sono così disposti,
Dio li riceverà certamente in misericordia, e li riterrà degni
partecipanti della tavola del Suo Figlio Gesù Cristo. Al
contrario, coloro che non sentono questa testimonianza nei loro
cuori, mangiano e bevono giudizio a se stessi.
Quindi, noi anche, conformemente al comando
di Cristo e dell’Apostolo Paolo, ammoniamo tutti coloro che
sono contaminati dai seguenti peccati di astenersi dalla tavola
del Signore, e dichiariamo loro che non hanno parte nel regno di
Cristo; tutti coloro che sono idolatri, tutti coloro che
invocano santi deceduti, angeli o altre creature; tutti coloro
che adorano immagini; tutti gli incantatori, divinatori, maghi,
e coloro che confidano in tali incantesimi; tutti i
disprezzatori di Dio, e della Sua Parola, e dei santi sacramenti;
tutti i bestemmiatori; tutti coloro che si sono dati a creare
discordia, sette, e ammutinamento nella Chiesa o nello Stato;
tutte le persone spergiure; tutti coloro che sono disubbidienti
ai loro genitori e superiori; tutti gli omicidi, le persone
contenziose, e coloro che vivono in odio ed invidia contro i
loro prossimi; tutti gli adulteri, i fornicatori, ubriaconi,
ladri, usurai, rapinatori, giocatori d’azzardo, concupiscenti,
e tutti coloro che conducono vite offensive.
Tutti costoro, finchè continuano in tali
peccati, si asterranno da questo pasto (che Cristo ha ordinato
solo per i fedeli), a meno che giudizio e condanna siano per
loro resi più gravi.
c. Il Catechismo di Heidelberg, D&R
64, 84, 116:
D. 64 Ma questa dottrina non rende le persone
negligenti e malvagie?
R. No, perché è impossibile che coloro i
quali sono innestati in Cristo per vera fede non abbiano a
portare frutti di gratitudine.
D. 84 Come viene aperto e chiuso il Regno dei
cieli mediante la predicazione del santo Evangelo?
R. Così: che, secondo il comando di Cristo,
ad ogni e ciascun credente viene annunziato e pubblicamente
attestato che ogni qual volta essi accolgono con vera fede la
promessa dell'Evangelo tutti i loro peccati sono loro veramente
perdonati da Dio per i meriti di Cristo; e, al contrario, a
tutti gli increduli e gli ipocriti che l'ira di Dio e la
dannazione eterna giace su di loro, fintanto che non si
convertono. Conformemente a tale testimonianza dell'Evangelo Dio
giudicherà sia in questa vita che in quella a venire.
D. 116 Perché ai Cristiani è necessaria la
preghiera?
R. Perché è la parte principale della
gratitudine che Dio esige da noi, e perché Dio darà la Sua
grazia e Spirito Santo soltanto a coloro che, con sentiti
sospiri, per essi Lo supplicano in preghiera senza interruzione
e Lo ringraziano.
Canoni III/IV:12, 16-17:
Art. 12. E questa è quella
rigenerazione tanto celebrata nelle Scritture, la nuova
creazione, la risurrezione dai morti, e la vivificazione, che
Dio opera senza di noi, in noi. Ed essa non avviene affatto
mediante il mero suono esterno della dottrina, o con la
persuasione morale, o in un modo di operare tale che dopo l’operazione
di Dio rimanga negli uomini la potestà di essere rigenerati o
non essere rigenerati, convertiti o non essere convertiti; ma è
un'operazione assolutamente sovrannaturale, potentissima e
insieme soavissima, mirabile, arcana, ed ineffabile, nella sua
virtù, secondo la Scrittura (che è ispirata dall’Autore di
quest’opera), non minore o inferiore rispetto alla creazione,
nè alla risurrezione dai morti, in modo che tutti quelli nei
cui cuori Dio opera in questo modo meraviglioso, sono rigenerati
certamente, infallibilmente, ed efficacemente, e di fatto
credono. E da allora la volontà già rinnovata, non soltanto è
azionata e mossa da Dio, ma azionata da Dio agisce anch’essa
stessa. Per questo viene anche correttamente detto che è l'uomo
stesso a credere e a ravvedersi per mezzo di questa grazia
ricevuta.
Art. 16. Tanto realmente quanto mediante la
caduta l’uomo non ha desistito dall’essere uomo, dotato di
intelletto e volontà, e il peccato, che ha pervaso l’intero
genere umano, non ha annullato, ma ha depravato, ed ucciso
spiritualmente, la natura del genere umano, così anche questa
grazia divina di rigenerazione non agisce negli uomini come in
tozzi e blocchi, nè annulla la volontà e le sue proprietà, o
la costringe violentemente contro il suo volere, ma la vivifica,
sana, corregge spiritualmente, la modella in modo insieme soave
e potente, affinché laddove prima dominava ribellione e
resistenza della carne, cominci ora a regnare una pronta e
sincera ubbidienza dello Spirito, di cui consistono il vero e
spirituale rinnovamento e libertà della nostra volontà. Se
questo ammirabile Artefice di ogni bene non agisse in tal modo
verso di noi, non vi è per l’uomo nessuna speranza di
risorgere dalla caduta per mezzo del libero arbitrio, mediante
il quale, mentre stava in piedi, si precipitò in rovina.
Art. 17. Allo stesso modo in cui quell’onnipotente
operazione di Dio, mediante la quale produce e sostiene questa
nostra vita naturale, non esclude ma richiede l'uso di mezzi,
con i quali Dio nella infinita Sua sapienza e bontà ha voluto
esercitare questa Sua potenza, così anche questa
sopramenzionata operazione sovrannaturale di Dio, con la quale
ci rigenera, in alcun modo esclude o sovverte l'uso dell’
Evangelo, che il sapientissimo Dio ha ordinato come seme di
rigenerazione, e cibo dell'anima. Per questo, come gli Apostoli,
e i dottori che li hanno seguiti, hanno insegnato piamente al
popolo riguardo a questa grazia di Dio, alla Sua gloria e per l’abbassamento
di ogni superbia, ma neppure neglessero, d’altra parte,
mediante i santi moniti dell’Evangelo, di mantenere il popolo
sotto l’esercizio della Parola, dei sacramenti e della
disciplina, così anche adesso sia lungi da coloro che insegnano
o imparano nella Chiesa il presumere di tentare Dio, separando
ciò che Dio, secondo il Suo beneplacito, ha voluto fosse
strettamente congiunto. Per mezzo dei moniti infatti è
conferita la grazia, e più prontamente svolgiamo il nostro
ufficio, più in questo stesso modo il beneficio di Dio che
opera in noi sarà manifesto, e la Sua opera procederà così
rettissimamente. Al quale solo, sia dei mezzi, che del frutto e
dell’efficacia loro salvifica, sia la gloria nei secoli. Amen.
Canoni III/IV:R:9:
Art. 9. Coloro che insegnano: "La grazia
e il libero arbitrio sono cause parziali insieme concorrenti
all'inizio della conversione; ma la grazia non precede in ordine
di causalità la capacità della volontà," cioè, "Dio
non aiuta efficacemente la volontà dell'uomo a convertirsi
prima che la volontà stessa dell’uomo si muova e determini."
La Chiesa antica ha già da tempo condannato questo dogma nei
Pelagiani dall'Apostolo, Romani 9:16: Non dipende dunque né
da chi vuole né da chi corre, ma da Dio che fa misericordia.
E, I Corinzi 4:7: Chi ti distingue? E: Che hai tu che
non l'abbia ricevuto? Similmente, Filippesi 2:13: È Dio
quel che opera in voi il volere e l'operare secondo il suo
beneplacito.
Canoni V:14:
Art. 14. Inoltre, come è piaciuto a Dio
iniziare in noi questa Sua opera di grazia mediante la
predicazione dell’Evangelo, così mediante l'udire, la lettura,
la meditazione, le esortazioni, le minacce, la promessa d’esso,
e non senza l'uso dei sacramenti, la conserva, continua e
completa.
Confessione Belga, Articolo 24:
Art. 24. Noi crediamo che questa vera fede,
essendo generata nell’uomo per mezzo dell'ascolto della Parola
di Dio e per l'operazione dello Spirito Santo, lo rigenera, e lo
fa un uomo nuovo, facendolo vivere di una nuova vita,
liberandolo dalla servitù del peccato. Dunque è un così
grande errore che questa fede giustificante raffreddi gli uomini
nel vivere bene e santamente che, tutto al contrario, senza di
essa non farebbero mai nulla per amore di Dio, ma solamente per
amore di se stessi, temendo di essere condannati. È dunque
impossibile che questa santa fede sia oziosa nell'uomo, dato che
noi non parliamo affatto della fede vana, ma di quella che la
Scrittura chiama fede operante per mezzo della carità, la quale
induce l'uomo ad esercitarsi nelle opere che Dio ha comandato
per mezzo della sua Parola.
Queste opere procedendo dalla buona radice
della fede, sono buone e gradite davanti a Dio, perché esse son
tutte santificate dalla sua grazia. Tuttavia esse non vengono
affatto tenute in conto per giustificarci: poiché è per la
fede in Cristo che noi siamo giustificati anche prima di fare
delle buone opere, altrimenti esse non potrebbero essere buone,
non più che il frutto di un albero possa essere buono prima che
l’albero sia buono.
Noi facciamo dunque delle buone opere, ma non
per meritare (perché che cosa meriteremmo?) ma piuttosto noi
siamo debitori a Dio per le opere buone che facciamo, e non Lui
nei nostri confronti, poiché è lui che mette in noi il volere
e l'agire secondo il suo beneplacito, secondo quanto è scritto:
Quando avrete fatto tutto quello che vi è comandato dite: Noi
siamo dei servitori inutili, quello che noi dovevamo fare l’abbiamo
fatto. Noi non vogliamo affatto negare, tuttavia, che Dio
remuneri le buone opere, ma è per sua grazia che egli corona i
suoi doni.
Del resto, sebbene noi facciamo delle buone
opere, non vi fondiamo affatto la nostra salvezza: poiché non
possiamo fare alcuna opera che non sia macchiata dalla nostra
carne, e quindi degna di punizione, e anche quando noi ne
potessimo mostrare una, la memoria d’un solo peccato è
sufficiente perché sia rigettata davanti a Dio: in questa
maniera saremmo sempre nel dubbio e sballottati qua e là senza
alcuna certezza, e le nostre povere coscienze sarebbero sempre
tormentate, se esse non si riposassero sul merito della morte e
passione del nostro Salvatore.
3. Che la base del battesimo degli infanti è il
comando di Dio ed il fatto che secondo la Scrittura Egli ha
stabilito il Suo patto nella linea delle continue generazioni.
IV. Inoltre, le Chiese Protestanti
Riformate:
Credono e sostengono l’autonomia della chiesa
locale. Come prova facciamo riferimento alla Confessione Belga,
Articolo 31:
Art. 31. Noi crediamo che i Ministri della Parola
di Dio, gli Anziani, e i Diaconi, devono essere eletti nei loro
uffici mediante elezione legittima della Chiesa, con l'invocazione
del nome di Dio, con ordine, come la Parola di Dio insegna. Ciascuno
dunque deve fare ben attenzione a non ingerirsi con mezzi illeciti,
ma deve attendere il tempo in cui sia chiamato da Dio, affinchè
abbia la testimonianza della sua vocazione, per essere certo ed
assicurato che essa è dal Signore.
E quanto ai Ministri della Parola, in qualsiasi
luogo essi siano, essi hanno un medesimo potere ed autorità,
essendo tutti Ministri di Gesù Cristo, solo Vescovo universale e
solo Capo della Chiesa. Inoltre, affinché la santa ordinanza di Dio
non possa essere violata o venir disprezzata, noi diciamo che
ciascuno deve avere i Ministri della Parola e gli Anziani della
Chiesa in una singolare stima, per l'opera che essi fanno, ed essere
in pace con loro, senza mormorii, dibattiti, o contese, per quanto
è possibile.
Ordine di Chiesa, Articolo 36:
Art. 36. La classe ha la stessa giurisdizione
sopra il concistoro di quella che il sinodo generale ha sopra la
classe.
Soltanto il concistoro ha autorità sopra la
congregazione locale. Ordine di Chiesa, Articolo 84:
Art. 84. Nessuna chiesa signoreggerà in alcun
modo su altre chiese, nessun ministro su altri ministri, nessun
anziano o diacono su altri anziani o diaconi.
La Formula per l’Installazione di Anziani e
Diaconi:
… chiamati dalla Chiesa di Dio, e di
conseguenza da Dio Stesso …
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